II raduno Liste Civiche in democrazia diretta

Video del raduno su ecodellarete di Fiorenzo Fraioli

A Salerno, il 7-8 giugno si svolgerà il secondo raduno nazionale del progetto politico Rete di Liste Civiche in democrazia diretta.

L’obiettivo che liberi cittadini si sono posti è stato deliberato al precedente raduno di Reggio Emilia, 19-20 aprile: introdurre strumenti di democrazia diretta negli Enti locali.

A Salerno sarà presentato il portale internet che farà da supporto al progetto Rete di Liste

Linee Guida per il raduno di Salerno:

Questo incontro nasce dalla volontà di alcuni gruppi e cittadini che intendono fare qualcosa di concreto per cambiare le regole delle politiche locali.
Il raduno nasce dall’esigenza di condividere conoscenza ed esperienze.

La rete di internet ha offerto notevoli possibilità di comunicare liberamente (forum e tecnologia Voip), confrontarsi e far crescere programmi comuni; infatti è da internet che si materializzano i gruppi ed i singoli cittadini con l’intento di elaborare un programma politico costruttivo.

I raduni precedenti sono serviti a condividere la conoscenza volta a far crescere una consapevolezza collettiva circa il sistema politico locale e circa i cambiamenti necessari da porre in essere per mettere freno alla corruzione nella pubblica amministrazione ed alla distruzione dello Stato di diritto.

Gli strumenti di democrazia diretta e partecipava ove applicati dimostrano un basso livello di corruzione, controllo completo da parte dei cittadini sui rappresentanti eletti, efficienza decisionale e risparmio economico. Da non dimenticare che gli strumenti democrazia diretta e partecipativa sono una banale applicazione del principio di sovranità popolare sancito dalla nostra Costituzione, infatti gli istituti di partecipazione popolare sono ben conosciuti e mai introdotti poiché tolgono potere ai partiti ed al potere invisibile poiché applicano la trasparenza amministrativa, ed in questo modo tutti i cittadini verrebbero a conoscenza di come sia corrotta la pubblica amministrazione e quindi come porre rimedio.
Quindi è necessario che un soggetto politico vinca le elezioni per cambiare lo Statuto del Comune ed introdurre gli strumenti di vera democrazia.

Il bilancio partecipativo deliberativo, modello Porto Alegre, è lo strumento che muta il rapporto fra cittadini e governo locale.
A Porto Alegre, in Brasile 1.300.000 abitanti, dal 1989 i cittadini decidono come spendere il 25% del bilancio comunale, essi attraverso una serie di assemblee popolari, calendarizzate in un anno solare, discutono e votano le priorità che vengono raccolte ed inserite dal Consiglio del Bilancio Partecipativo nel Piano degli Investimenti e successivamente il Consiglio Comunale approva le priorità pervenute “dal basso”.
A Grottammare (AP), 15mila abitanti circa, usando il bilancio partecipativo, in soli due anni hanno deliberato un nuovo Piano urbanistico cittadino, rivisitando quello esistente vecchio di 25 anni, senza aumentare le volumetrie.
Nel New England i cittadini si riuniscono nei Town Meeting (assemblee popolare deliberative) decidono sulle opere pubbliche e/o verificano il bilancio di mandato dei Sindaci, spesso revocano il mandato quando il Sindaco non ha attuato le priorità di programma.
Nel 2009 la Provincia autonoma di Bolzano deciderà se introdurre o meno i più avanzati strumenti di democrazia diretta (iniziativa popolare e referendum) perfezionando anche l’esperienza della Svizzera italiana, Canton Ticino.

Come andare avanti e quali azioni compiere per far crescere interesse e consenso?

A questa domanda tutti i gruppi e le persone che si impegnano nella società civile devono cercare
una risposta.

E’ chiaro che non esiste una “ricetta” precisa, ma crediamo che la crisi politica sia soprattutto nell’assenza di democrazia vera e praticata. Sostituire semplicemente un monarca con un altro non costituisce la soluzione del problema.

Praticare la democrazia attraverso le Assemblee di Zona (la parola al cittadino) ed i forum tematici (fare informazione) sono i primi passi che i gruppi possono attuare sul territorio.
Una comunicazione corretta, chiara, approfondita ed un confronto vero e sincero sono i primi passi da compiere.

Bisogna iniziare dall’a b c, dall’educazione civica, i cittadini non conoscono i propri diritti.

Come funziona la pubblica amministrazione? Cos’è un editore puro? Cos’è una società ad azionariato diffuso? Cos’è la sovranità monetaria? Cos’è la decrescita felice?

L’Assemblea di Zona è un incontro autogestito promosso da liberi cittadini interessati per informare circa un problema ed ascoltare l’opinione di tutti. Il gruppo proponente compie una ricerca approfondita sul tema in oggetto ed invita il quartiere a confrontarsi attraverso un volantinaggio capillare porta a porta. Ogni cittadino ha dei minuti a disposizione. Il gruppo introduce l’argomento anche con l’aiuto di esperti, invita qualche amministratore a dire la sua e poi i cittadini diventano protagonisti.

I forum tematici sono delle conferenze a tema dove un gruppo di liberi cittadini invita dei relatori ad informare la comunità, ogni relatore espone l’argomento per circa 20 / 30 minuti e poi vi sono le domande dal pubblico.

Prima di recarsi a Salerno è necessario che tutti conosco gli strumenti della democrazia diretta e che tutti siano consapevoli di cosa si occupano sostanzialmente i Comuni ed i relativi interessi economici che ruotano intorno ad essi.

Bilancio partecipativo: la ragion pratica

esempi, Grottammare (AP)

Attualmente governa una Lista Civica “mista”, liberi cittadini e persone di partito; in due anni, 15mila abitanti, hanno approvato il nuovo Piano Regolatore Generale, non accade da 25 anni.

Pierpaolo Fanesi racconta:

[…]La partecipazione è determinante per gli amministratori stessi[…]un primo ciclo assembleare, gli amministratori ascoltano i cittadini[…]come strumento di controllo[…]un ulteriore passeggio è il tavolo tecnico di quartiere[…]il secondo ciclo si chiama, decido anch’io[…]

[…]con un accordo di programma in pianificazione[…]grazie ad un percorso partecipativo fatto sul Piano Regolare abbiamo fatto un intervento di piano togliendo volumetrie[…]

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Una Risposta to “II raduno Liste Civiche in democrazia diretta”

  1. rosario elia Says:

    A proposito di “democrazia” e di “partecipazione” c’è chi dice che con i grandi numeri risulta immpossibile la “democrazia diretta”; chi sostiene che l’unica via è l’attuale sisteme delle rappresentanze delegate; ma, intanto il fenomeno dell’astensionismo crescente(45%), per
    prassi consolidata, non ha trovato un adeguato spazio di approfondimento da parte di alcun partito; nè , da quanto ne so, alcuna testata giornalistica o televisiva si è fatta carico di
    un serrato dibattito sull’argomento in questione. Cosa questa che la dice lunga sulle
    ipocrisie dell’invocata “partecipazione”.
    Questo è dovuto principalmente al fatto che tra le tante anomalie di comodo fabbricate dai ceti politici dominanti, c’è quella che, paradossalmente, anche con i soli voti dei familiari, del lecchini, dei tirapiedi e dei clientes, per legge si è legittimati a governare.
    Che una tale norma sia di carattere truffaldino lo dimostra anche la sua contriddittorietà con uno dei principi base della cosiddetta “democratia parlamentare”: la MAGGIORANZA.
    Questo principio fondante richiederebbe un intervento di riforma nel senso di quanto previsto per la validità dei referendum: 51%. Solo così la legittimazione a governare avrebbe un fondamento coerente.
    Ma il ceto politico sapendo che correrebbe un grave rischio, preferisce tenersi al sicuro, pur
    sapendo che “democrazia” e “partecipazione” rischiano di diventare un flatus vocis.
    Personalmente, dopo 30 a. di militanza nell’area del Socialismo libertario, ho privilegiato l’astensionismo a seguito delle brucianti delusioni di “tangentopoli”. Nè credo di uscire da tale posizione, se non in occasione di eventi e necessità impellenti, che mi costringano a tornare alle urne.
    In alternativa a questa ipotesi, e nel nome del diritto alle “pari opportunità”, rimango fermo nel convincimento di rivendicare una “partecipazione” certa, con l’ntroduzione di un parziale sorteggio nell’assegnazione dei seggi e nelle condizioni prospettate in un mio articolo che di seguito propongo alla sua cortese lettura, nella speranza che se ci sarà qualche occasione di dibattito sul tema specifico, potrà impegnarsi in interventi di approfondimento propositivo e di suggerimenti.

    ” RIFORMA ELETTORALE E APORIE DEL SISTEMA
    Il recente confronto-scontro tra le varie componenti partitiche nazionali sulla riforma elettorale continua a mobilitare politici,politicanti e politologi anche di rango,e ha provocato la formulazione di diverse ipotesi e proposte finora tutte provvisorie.Quello che emerge in tutta evidenza è che
    ognuno aspira ad un riforma su misura a tutela della propria formazione di appartenenza,cosa alquanto difficile da realizzarsi.Ma anche i tentativi di compromesso sembrano incamminati lungo un percorso irto di ostacoli,talchè la pronuncia referendaria sembra inevitabile.Le preoccupazioni delle maggiori aggregazioni partitiche sembrano essere quelledi assicurare un drastico sbarramento ed il premio di maggioranza.Soluzioni queste ovviamente osteggiate dai partiti minori che rischierebbero di essere ridimensionati o di scomparire,certo con grave danno per il pluralismo democratico. Ma,al di là degli interessi di parte,si avverte l’esigenza del recupero di fiducia partecipativa contro le scelte dell’astensionismo di massa e della cosiddetta antipolitica,nonché di assicurare al Paese la governabilità.
    Condizioni queste,in assenza delle quali verrebbe messo in forse lo stesso “regime democratico”,tanto da risultare illusorio anche il rimedio di attribuire surrettiziamente il 55% di potere ad una qualsiasi forza minoritaria nel Paese,ma con un voto in più rispetto agli altri contendenti.
    In mezzo a questo ginepraio di contrasti e di proposte,può non risultare azzardata l’ipotesi profana dello scrivente,che,al di là e al di fuori degli schemi e dei formulari degli esperti,nutre la presunzione di cogliere un riscontro delle speranze e delle aspettative di larghi strati della popolazione,in una soluzione includente:
    1°-liste aperte fino ad un numero compatibilmente elevato di candidature,offrendo ai cittadini una più ampia e diretta partecipazione da protagonisti nelle consultazioni elettorali;
    2°-rigorose norme statutarie e/o legislative circa i requisiti necessari e qualificanti per l’esercizio dell’elettorato passivo,ivi compresa una maggiore conoscenza dei meccanismi riguardanti le rappresentanze elettive e i rapporti e gli equilibri dei poteri istituzionali,attraverso approfondimenti culturali di educazione civica,secondo la stessa raccomandazione del Capo dello Stato;
    3°-eliminazione del voto di preferenza al singolo, per porre fine al circolo vizioso e deleterio del clientelismo e della logica del “do ut des”,riducendo così anche le spese elettorali di milioni di manifesti e“santini” individuali,e ponendo fine agli accordi sottobanco del “voto di scambio”, con ambienti spesso malavitosi e deviati;
    4°-introduzione di un parziale sorteggio (30%?) nell’assegnazione dei seggi all’interno di ciascuna lista fra i candidati che hanno espresso liberamente la propria adesione secondando i propri orientamenti e vocazioni .Ciò comporterebbe il coinvolgimento della “società civile”e in parte una saldatura tra “paese legale e paese reale”,col vantaggio di rompere le incrostazioni e il consolidamento delle cordate di sostegno reciproco tra i soliti noti;
    5°-salvaguardia delle “candidature di bandiera” e di partito col sistema delle liste bloccate,la cui responsabilità politica non mancherebbe di avere il referente nel partito stesso;
    6°-programma elettorale che preveda l’impegno:a) di ridurre le spese e il numero delle rappresentanze elettive a tutti i livelli,centrali e periferici,procedendo al contenimento degli appannaggi,delle indennità e delle prebende, nonchè alla graduale e determinata eliminazione dei privilegi delle baronie e delle “caste”,inconciliabili per antonomasia con i principi di una democrazia matura;b)di portare avanti una politica occupazionale che valorizzi tutte le
    forze in campo,anche intellettuali,senza cedimenti agli egoismi di parte quando pretendono di sacrificare e mortificare la dignità dell’uomo e della persona in nome dei feticci della competitività e del profitto; c)di assicurare la massima trasparenza nel reclutamento del personale nelle pubbliche amministrazioni e consimili,attraverso concorsi che utilizzino strumenti di giudizio anonimi(quiz,griglie di domande,questionari, altro),comunque con procedure che garantiscano trasparenza e uguali opportunità anche a quanti sono senza “padrini”.
    Quanto alla pratica del sorteggio,non deve sorprendere più di tanto la sua introduzione anche nelle cariche elettive,dal momento che essa è già presente in diverse circostanze codificate e regolamentate,ancorché già introdotta, nell’antica Grecia,dai “padri fondatori delle moderne democrazie”, per la nomina delle varie “magistrature” e con verifica patrimoniale a fine mandato, proprio per rilanciare la partecipazione e rivitalizzare gli istituti democratici che rischiavano il collasso. Fu così che la governabilità divenne stabile, la partecipazione effettiva,e la cultura,le arti e le scienze raggiunsero livelli così alti che ancora oggi tutto il mondo civile ne è debitore.
    Ovviamente trattasi di proposte che nella loro formulazione sintetica e approssimativa,
    rappresentano un invito a riflettere,aperto ad ogni contributo migliorativo e di sistemazione organica,comunque salvaguardando l’ineludibile tendenza di trasformazione e di riscatto della Cittadinanza da una condizione di sudditanza escludente a quella di sovranità militante,sì come vuole la Carta Costituzionale”. (Rosario Elia- elirs@libero.it)
    Pubblicato da “Il Quotidiano d. Calabria“ in data 30/1/2008). Distinti saluti

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