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Parma, Il “termovalorizzatore” nuoce alla salute di tutti!

novembre 11, 2008

Le sostanze emesse verranno respirate dalle persone con possibili danni alla salute. Altre si depositeranno sulle colture ed entreranno nel ciclo alimentare. Quale futuro allora per i nostri prodotti tipici ? Parmigiano alle nanoparticelle? Salumi al NOx ? Pomodori ai metalli pesanti? ADDIO prodotti con marchio DOP! Addio alla nostra economia, la salute nostra e quella dei nostri figli compromessa per cosa?

I cittadini italiani dovrebbero sapere che per l’inceneritore a recupero energetico, vero nome dell’impropriamente detto “termovalorizzatore”, non esistono indagini epidemiologiche aggiornate e quindi qualsiasi Ente pubblico o privato che intenda rassicurare le comunità è palesemente o disinformato o in mala fede. La nostra Costituzione tutela la salute, e l’Unione Europea adotta il principio di prevenzione, questo significa che in un clima di incertezza gli Enti pubblici non sono autorizzati ad approvare impianti di cui non si conoscano i reali impatti sanitari. Invece per gli impianti d’incenerimento oggi in funzione datati più di un decina di anni fa e con tecnologie più vecchie i danni sanitari sono noti ed accertati da un’ampia letteratura medica internazionale consultabile anche su internet. Gli impianti di nuova generazione, costruiti da poco, in costruzione o in fase di progettazione risultano essere ancora più rischiosi poiché i forni bruciano a temperature maggiori rispetto ai vecchi creando polveri ultra fini o nano polveri inorganiche di cui non esistono filtri capaci di bloccarle, come testimoniano numerosi gruppi di ricerca italiani ed europei. Lo scienziato italiano Antonietta Gatti è a capo di una squadra di ricercatori – CNISM, Uni Salisburgo Austria, IBMT Germania, CNR Italia, UMG Grecia, GRIMM Germania, VITO Belgio, CSEM Svizzera, ICN Spagna, ISPRA – chiamata progetto DIPNA, co-finanziato dall’Unione Europea, che studia come queste nano polveri riescano ad entrare nel nucleo della cellula umana.

L’alternativa esiste ed è percorribile RICICLARE! Come evidenziato dallo schema pubblicato qui sotto, il “termovalorizzatore”, oltre ad essere estremamente dannoso, ha anche dei costi altissimi per la comunità. Nello schema vengono paragonati l’inceneritore che la Provincia ed il Comune consentono ad Enia di costruire, invece di prendere in considerazione un impianto di riciclo come quello di Vedelago in provincia di Treviso. Risulta evidente come i costi/benefici siano decisamente a sfavore della popolazione nel caso dell’inceneritore. L’impianto di Vedelago tratta circa 22.000 tonnellate all’anno di materiale che sarebbe dovuto essere conferito in discarica o agli inceneritori. Di questa gran quantità di rifiuti, viene recuperato il 100%, dichiara la titolare dell’azienda Carla Poli, che qualche giorno fa presso la Camera di Commercio di Napoli ha dichiarato che con soli 10 milioni di euro è possibile risolvere la crisi rifiuti in Campania. L’azienda di Vedelago è privata e si regge su sè stessa, creando utili senza ricevere i finanziamenti statali denominati Cip6 destinati invece agli inceneritori. I suoi impianti hanno suscitato interesse ed apprezzamento in tutt’Europa al punto che Svizzeri, Tedeschi ed Olandesi hanno deciso di ordinare impianti simili. Inoltre per quanto riguarda la raccolta dei rifiuti, muovendosi nel modo giusto, è possibile passare in poco tempo da una bassa percentuale di rifiuto differenziato ad una altissima, come dimostra il Comune di Ponte delle Alpi in provincia di Belluno, che nel giro di soli 6 mesi è riuscito a passare da una raccolta differenziata del 23% al 80%,diminuendo allo stesso tempo i costi del 12%.

Si dovrebbe iniziare ad avere un approccio differente verso l’oggetto RIFIUTO. Dal punto di vista scientifico la questione è davvero banale. La natura non produce rifiuti e gli unici soggetti a produrli sono le industrie. L’approccio necessario a comprendere questo processo è l’analisi del ciclo di vita delle merci. Produrre una merce necessita di un elevato consumo di energia e di depauperamento delle risorse naturali, questo processo produce danni irreversibili e rilevanti per la natura umana e l’ambiente. Oggi l’uomo può produrre merci meno tossiche ed inquinanti, e bruciare tali merci è del tutto fuori da ogni logica del buon senso e del commercio. La Terra è un “sistema chiuso e finito” per cui processi industriali dotati di combustioni risultano dannosi ed inquinanti, gas e polveri prodotte dalle combustioni rimangono nel sistema Terra ed entrano a contatto con gli esseri viventi. Mentre la natura è capace di trovare un suo equilibrio purtroppo la natura umana non è compatibile con gli scarti – gas e polveri – di tutti i processi di combustione che le industrie realizzano, quindi è necessario cambiare tecnologia per produrre merci necessarie all’uso umano.

Mentre molti Paesi stanno affrontano il problema delle merci alla radice, solo l’Italia compie scelte figlie della corruzione politica. La soluzione è ampiamente conosciuta e dibattuta ed ora molte industrie stanno iniziando a progettare con regole di ecodesign e cioè merci riciclabili. Dal punto di vista sanitario è necessario non usare più sostanze chimiche tossiche che possono indurre l’insorgenza di neoplasie.

Oggi le merci non utilizzate possono essere riciclate, lo dimostrano gli impianti di riciclo presenti anche in Italia. La filiera del riciclo è virtuosa in tutti i sensi, gli impianti costano molto meno degli inceneritori, e quindi riduzione degli sprechi economici, il numero del personale addetto è maggiore, e con una buona raccolta differenziata “porta a porta” finalizzata al riciclo si riesce anche a ridurre la percentuale di materiale da conferire in discarica arrivando molto vicini a rifiuti zero. Una struttura di ricerca può studiare l’indifferenziato per rimetterlo nel mercato.

Le norme italiane prevedono la riduzione e la prevenzione del rifiuto e l’incenerimento è palesemente antitetico a tale obiettivo poiché necessità di merce da bruciare. L’Italia è già dotata di un numero eccessivo di impianti di incenerimento che stanno creando danni sanitari ed ambientali irreversibili e non ne ha bisogno di altri, anzi è necessario un piano strategico a breve e medio periodo per chiuderli tutti e sostituirli con impianti di riciclo.

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